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riflections

 

                                                                                                                                                                     

 Pensieri, curiosità, scoperte e incontri artistici...

 

"Tutti vogliono capire la pittura. Perchè non cercano di capire il canto degli uccelli?"

da scritti di  Picasso, Feltrinelli Milano 1973

                         

Mentre sto dipingendo nella metropolitana di New York, c'è sempre qualcuno che sta lì a guardare pazientemente e poi, quando sto per andarmene, mi rivolge perentoriamente la domanda: "ma cosa significa?" Di solito gli rispondo: "sta a voi dirlo, io faccio solo il disegno".                                Keith Haring da flash art international 1984

 

ARTE

L'arte a differenza dell'estetico, ha poco a che fare con il bello! L'arte, quando si manifesta disorienta, colpisce, ti fa dire "whaau! che cos'è questa cosa"? Questo evento lo si percepisce perchè rompe l'equilibrio di un mondo estetizzato, saturo di bellezza e spettacolarità. Non dimentichiamo che il concetto di arte non è un concetto fisso, ma relativo, variabile in maniera considerevole di epoca in epoca, da una cultura all'altra. Oggi per arte si intende un'attività umana con sempre meno regole, infiniti accorgimenti tecnici e finalizzata alla produzione di opere artistiche. Ad attribuire un valore artistico ad un'opera, soprattutto moderna, non è solo una disciplina specifica, come la critica d'arte, ma anche una serie numerosa di fattori concomitanti tra loro collegati, tra i quali la moda e il gusto dell'epoca, il mercato dell'arte e il collezionismo; a questi elementi va aggiunta, non ultima, la capacità dell'opera stessa di autopromuoversi per motivi soprattutto contenutistici. Per quanto possa apparire sconcertante, il valore attribuito all'opera d'arte da parte del mercato tende a coincidere con il suo valore culturale. Salvo eccezioni, le valutazioni fatte dal mercato non possono allontanarsi troppo da quelle individuate, anche indirettamente, dalla critica d'arte e dalla disciplina storica, in quanto verrebbe meno il principio stesso della proporzione diretta tra la qualità di un prodotto e l'entità del suo valore di scambio all'interno delle attuali logiche di mercato. Il meccanismo nel quale tutti i valori effettivi congiunti con quelli speculativi, trova coinvolti diversi soggetti nel valorizzare l'opera d'arte anche da un punto di vista commerciale: l'artista, il mercante, l'acquirente, il collezionista, il critico d'arte, le riviste d'arte etc, etc.

 

LA QUALITA' DI UN'OPERA D'ARTE

L'idea che la qualità di un'opera d'arte o di un artista possa nascere dal consenso, oggi non è poi così distante dall'atteggiamento che veniva suggerito in un'epoca in cui ancora ci si affidava a delle concezioni artistiche ereditate dalla concezione classica. Chi non pone questa domanda in merito a lavori che sono sostenuti da gallerie-mercato e critici, piuttosto che da un reale confronto con la categoria di "artisticità"? Il problema, non può essere ridotto a considerazioni generiche. Da sempre l'opera d'arte non è solo il frutto di un'azione creativa spontanea, ma obbedisce, più o meno consapevolmente, a regole e canali che derivano dal sistema dell'arte; sarebbe utile soffermarci sulla considerazione se l'artista sia più o meno consapevole di appartenere al mondo dell'arte e se il suo lavoro partecipi consapevolmente alle regole del gioco. Giulio Paolini sosteneva che nell'epoca attuale si è imposto un processo di matrice anglofoba che porta alla "desacralizzazione dell'opera d'arte", la riduzione dell'opera d'arte a pretesto per far conoscere l'artista. La conoscenza dell'autore verso il pubblico, del tutto indifferente all'opera.

E. Di Raddo tratto da Vegetali ignoti n°17

 

 

Quando, con il mio slancio personale (è lo slancio vitale che dà un senso alla vita), realizzo qualche cosa, la situazione che così si è creata non si esaurisce affatto nella constatazione: "ho raggiunto ciò che  mi proponevo di raggiungere" o anche" ho fatto qualcosa, ho compiuto un'azione". Questa è solo una parte e la meno importante di ciò che, in questo caso, ho davanti a me. Gli è che nello stesso tempo vedo che la cosa fatta è un'opera, nel senso evidentemente più largo della parola, opera che, pur restando mia, va ad integrarsi in un insieme completamente diverso da quello dal quale sembra uscita in quanto opera mia e ben più possente, ben più grande di essa. L'opera ha sempre una portata, un carattere oggettivo, o meglio transoggettivo, ed è questo il senso stesso di un'opera personale.                                                                                                                                                                  A considerare meglio la cosa, non abbiamo difficoltà a ritrovare il divenire nell'insieme di cui stiamo parlando. Qest'insieme è tutt'altro che qualcosa di statico e di morto. Non depongo tranquillamente la mia opera a fianco di altre opere dello stesso genere, come se fosse della mercanzia da disporre sugli scaffali di un negozio, o come fa il conservatore di musei attaccando un nuovo quadro al muro. L'opera compiuta non ha niente in comune col numero di un catalogo. Nemmeno si posa in un luogo destinatole a priori, ne occupa un posto vuoto sulla cui forma modellarsi. Al contrario, ciò a cui essa si integra è qualcosa di infinitamente mobile e vivo. L'opera compiuta si integra nel mondo in cammino. E questo mondo in cammino resta senza essa altrettanto ricco, altrettanto pieno, altrettanto colmo fino all'orlo come lo è con essa. Purtuttavia quest'opera riesce a lasciarvi un segno. Compiuta che sia, la mia opera si distacca da me e continua la propria vita. Essa è destinata a sopravvivermi. Ma sappiamo che l'opera non è che una tappa nella vita personale. Essa non è mai fine a se stessa, per il fatto stesso di realizzarsi e di integrarsi al divenire diviene imperfetta. Questa imperfezione non deriva dal paragone con altre opere giudicate migliori, ma si fonda sulla natura stessa del nostro slancio personale. compiuta che sia l'opera sembra dominata da un valore superiore che sia al di sopra di essa. Ciò riguarda tutte le opere, indipendentemente dalla loro natura e provenienza. In tal modo l'opera per così dire si sdoppia e finisce per proiettare l'immagine di un'opera ideale di cui essa non è che una tenua espressione. L'imperfezione dell'opera, fondata sulla natura stessa dei fenomeni, non può in alcun modo deludere. Non rinunceremo affatto all'opera destinata a restare imperfetta, nè potremo rinunciarvi, perchè l'opera è opera in quanto proietta per la sua stessa imperfezione, l'immagine della sua perfettibilità. Trovare perfetto ciò che si è creato, è mettere una cosa morta laddove non c'è posto che per una cosa viva, è trasformare in deserto il campo fertile dell'esistenza. Voler essere utili ad ogni costo ai nostri simili, ci rende ossequiosi nei confronti dell'umanità, fa si che ci accontentiamo di un'attività terra terra, che prendiamo moneta falsa per oro. Solo nel lasciare la nostra attività espandersi liberamente, realizzando un'opera che, per quanto imperfetta, proietta la nozione di perfettibilità al di sopra di sè e che pertanto non può non essere utile agli altri. E questo è ben diverso dall'agire senza discernimento o dal fare una cosa qualsiasi.

da "Le temps vècu" di Eugène Minkowsky  1933 Parigi

 

                                                                                   

 

...Come analogia la vita sessuale si può paragonare all'attività artistica: la tensione ad una prestazione viene trasformata in ricerca di successo. Da un lato si ha il successo come conseguenza spontanea ed automatica dell'attività svolta e dall'altro si ha l'intenzione programmatica di raggiungere il successo...Invece di tendere con desiderio verso un valore, che procura poi il piacere, si cerca in modo assoluto il fatto insignificante del piacere stesso. In tal modo non si ottiene più qualcosa da cui potrebbe derivare il piacere; si ottiene esclusivamente il piacere. Eppure, senza motivo, cessa qualsiasi piacere. La ricerca del godimento conduce al suo fallimento. Normalmente l'uomo non cerca mai il puro piacere, ma sempre un significato. Il piacere viene di per sè stesso, con il raggiungimento di uno scopo: esso è una conseguenza non un fine. Il piacere deve conseguire, non essere primariamente ricercato. Esso è l'effetto, non intenzione. Ed è proprio così: qualora lo si rendesse oggetto di una intenzione, si fallirebbe in pieno. Kirkegard ha detto che la porta della felicità si apre verso l'esterno e chi tentasse di forzarla in senso opposto non farebbe altro che richiuderla sempre di più. L'analogia è simile: colui che desidera fortemente dormire, sortisce l'effetto contrario e resterà insonne per tutta la notte. A buona ragione il sonno è paragonato ad una colomba la quale si posa spontaneamente sulla mano e vi resterà se la si lascia tranquilla, mentre vola via appena si tenta di afferrarla.

Soren Kirkegaard