Fabio Savoldi e il suo monumento al
"Libro Ignoto"
Tutta
l'attività di questo poliedrico artista è segnata dalla compenetrazione di
diverse forme di linguaggio.
Il reale obiettivo di Fabio Savoldi è quello di indagare sui miti e sulle
debolezze dell'essere umano, sull'individuo massificato, mentre l'oggetto
presentato (nel nostro caso il libro) diventa delatore di vizi e virtù, di
usi e costumi a volte allucinanti e risibili, a cui siamo ormai
assuefatti, esasperando i meccanismi di identificazione uomo-cultura, per
mettere a nudo l'impossibilità di discernere gli aspetti dell'animo e del
comportamento umano.
Nell'epoca dei "Festival della Letteratura" e dei best-sellers, gli
editori denunciano il fatto che l'Italia è uno dei Paesi al mondo dove si
legge di meno e il libro è ancora considerato alla strega di un bene
voluttuario. Ecco perchè nelle opere del ciclo"Libri
da vedere" per Savoldi il libro stesso diventa l'unico mezzo
di comunicazione intellettualistica per la conoscenza della storia
dell'umanità e di quelle verità che molto spesso la televisione e i
giornali ci nascondono.
Savoldi usa il libro come elemento dissacrato , dissacratorio e di
denuncia per coloro che hanno sempre usato il libro come elemento
decorativo senza averne mai letto una sola pagina.
Il libro diventa, quindi, un'opera d'arte in quanto tale, senza
considerare chi lo abbia scritto, diventa una provocazione alla "crisi
della lettura" e in contrapposizione al "libro mai letto" c'è quello che è
stato per voi la rivelazione, l'icona che ha segnato la vostra esistenza e
che vorreste immortalare in un'opera d'arte.
"Il libro da vedere"
viene considerato da Savoldi come un "monumento al libro ignoto", che
vuole rappresentare tutti i milioni di libri che si sono immolati in tutte
le "guerre culturali" del mondo.
Nell'arte di Fabio Savoldi la tela e il supporto in generale diventa
scultorea per l'uso dei materiali applicati e le "presenze", che come
ectoplasmi rappresentano i fantasmi del passato, del presente e del
futuro, si ergono davanti a noi, pretendono la nostra attenzione e si
rivelano ai nostri occhi per quello che noi, singolarmente, voremmo che
essi rappresentassero veramente: le proiezioni dei nostri sogni.
Fabio Savoldi fa un'arte di qualità, col piacere della creazione e della
vocazione dell'invenzione del bello; invenzione acompagnata dal gesto,
dove l'artista trova la misura di sè.
Il rapporto con la materia e evidente in tutte le sue opere, sia nei
"libri da vedere" che nelle "Presenze", in esse manca volutamente il
rapporto diretto con l'uomo materiale; dell'uomo sono presenti soltanto
l'intelletto, la sensibilità e la sensualità.
La simbologia nascosta nelle opere di Fabio Savoldi è complessa, come il
suo carattere di uomo, ma riuscire a decifrarla almeno in parte è un
elemento di attrazione che spinge a studiarle con grande attenzione:
allora esse ci appaiono storie disseminate sul supporto (tela o legno che
sia), come installazioni che alludono alla psicologia, alla filosofia,
riferimenti alla nostra storia dell'arte, antica e recente e perfino ai
miti dei manoscritti arcaici, delle "presenze" mitologiche di cui la
nostra civiltà è colma.
Fare arte, per Fabio Savoldi, è come interessarsi ad un evento artistico
di cui ancora non si conosce il vero contenuto (le "Presenze" ne sono
esempi lampanti). Si tratta di temi che l'artista suggerisce e per
renderli più epliciti utilizza, insieme ai colori, dei simboli, come il
libro e materiali vari.
Siamo di fronte ad un artista ancora da interpretare completamente, che
non si ferma sui risultati acquisiti, costantemente alla ricerca di quell'Araba
Fenice, che hanno inseguito tutti i grandi del passato.